Stefano Benazzo

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Racconti

14 juin 2017

Una giacca di loro piana

Sono fermo in macchina, avendo appena comprato un giornale. Si ferma accanto a me un’auto. Un tale mi si avvicina con un sorriso smagliante: “Stefano, come stai? Dove sei ora? Ancora all’estero? Mi riconosci, vero?...” . Mi si avvicina tanto che mi sembra quasi che mi voglia abbracciare… Gli stringo la mano, avendo cura di mantenere lo sportello della mia macchina fra me e lui…..
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14 juin 2017

Anna Maria e Benedetta

Sono un imprenditore. Leggo un annuncio: “Cerco lavoro. (segue il telefono). Anna Maria”. La chiamo. Fissiamo un appuntamento. Si presenta l’interessata: cinquantenne, sciatta, mal lavata, capelli sporchi, l’occhio spento, l’eloquio esitante, lo sguardo sfuggente, la testa china, le mani nervose. Il tipo di persona cui esiti a dare un passaggio in auto.
 
Sormontando la voglia di dirle che il tipo di lavoro per il quale cerco dei dipendenti comprende il contatto con il pubblico,e quindi implica vestirsi, presentarsi, porgersi in un certo modo, le spiego a grandi linee in cosa consiste il lavoro in questione. Le fisso un appuntamento, con un gruppo di altri candidati all’assunzione. Lei conferma senza convinzione la sua presenza quel giorno. E mi chiedo: perché si sarà presentata così per un colloquio con un possibile datore di lavoro ? Ingenuità? Ignavia?
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13 juin 2017

Un non vagone

Sono fermo su un binario morto nel deposito di Primolano. Sono nato nel 1957. Sono stato adibito al trasporto di minerali. Varie volte, hanno riparato il congegno che apre la botola attraverso la quale scende il minerale caricato nei contenitori a cielo aperto che sono l’essenza della mia esistenza. Vicino a me, ai due lati, altri carri merci identici per carichi alla rinfusa. Abbiamo la stessa livrea (così si definisce il colore del materiale ferroviario rotabile): rosso scuro. Ma, dopo tanti anni, le colate di ruggine stanno aumentando.
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